La Chiesa davanti al potere delle Big Tech
Con la Magnifica Humanitas, la Chiesa entra nel conflitto sul controllo dell’IA. Due letture del Mulino aiutano a capire da quale parte si schiera. Roberto Cavallo Perin parte dai dati: autorizzarne l’uso non significa cedere alle piattaforme la proprietà della nostra identità. Servono università e ricerca indipendente capaci di controllare questi poteri. Franco Garellisi sofferma invece sull’apertura della Chiesa, che cerca alleati anche fuori dal mondo cattolico per impedire che le scelte sul futuro tecnologico restino nelle mani di pochi.
Prima l’umano
Che posto hanno i ricordi, le esitazioni, una poesia lasciata a metà in un mondo ossessionato dall’efficienza? Fabio Chiusi parte dai versi di Aaron Belz per mettere in discussione la promessa della “superintelligenza”. In Prima l’umano, su Fragile, il discorso arriva presto alla politica. Dietro le macchine alle quali affidiamo le decisioni ci sono aziende e interessi precisi. Il rischio, scrive Chiusi, è abituarci a un progresso deciso altrove, al quale possiamo soltanto adattarci.
L’estinzione può attendere?
A sentire i capi delle aziende tecnologiche, l’estinzione per mano dell’IA sembra una preoccupazione condivisa da tutta la comunità scientifica. Andrea Daniele Signorelli mette a confronto dichiarazioni e sondaggi su BACKDOOR e trova un quadro meno uniforme. Molti ricercatori si preoccupano soprattutto di disinformazione, usi malevoli e lavoro. Anche i numeri, però, vanno letti per quello che dicono: indicare il rischio che si considera più urgente non significa calcolare quanto sia probabile una catastrofe.
Libri da leggere e poi distruggere
Anthropic ha comprato libri, tagliato le rilegature, scansionato le pagine e mandato al macero le copie. Servivano testi con cui addestrare i suoi modelli. Antonio Dini racconta il caso su Guerre di Rete: mentre internet si riempie di contenuti sintetici, il lavoro di scrittori ed editori acquista valore per le aziende dell’IA. Che ne ricavano archivi privati, lasciando aperta la questione di quali diritti spettino a chi quei testi li ha scritti.
Che cosa resterà dopo Trump
Mattia Diletti dà Trump per politicamente prossimo alla fine. È un’ipotesi impegnativa, ma il centro dei suoi due interventi per il Millimetro è ciò che resterà. Negli Stati Uniti, i legami fra Big Tech e Stato, un’amministrazione indebolita, i giudici nominati e il potere concentrato nei media. Fuori dagli Stati Uniti, un sistema di rapporti sempre più affidato agli accordi personali e alla forza economica. Chi verrà dopo avrà poco spazio per riportare tutto com’era. E l’Europa dovrà decidere quanto vuole contare nella costruzione di un ordine diverso.
Un concerto, a rate
Per andare a un concerto si può ormai fare un debito. Poi, una volta dentro, il biglietto stabilisce quanto vicino al palco ci si può permettere di stare. Serenadoe parte dagli Oasis per raccontare in La musica è finita un mercato fatto di prevendite frenetiche, settori premium e pochi grandi operatori. A rimetterci sono soprattutto i più giovani. Il pezzo si chiude con una proposta concreta: sostenere piccoli club, spazi culturali e festival gratuiti, per evitare che la musica dal vivo diventi un’abitudine riservata a chi ha soldi.


