Reagire al velleitarismo #199
L'Anticristo secondo Žižek, l'AI usata come alibi in una strage in Iran, il modernismo reazionario di Musk e le altre notizie.
Il modernismo reazionario di Elon Musk
La figura di Elon Musk continua a essere raccontata come sinonimo di futuro, ma questo ragionamento sul modernismo reazionario pubblicato su Jacobin Italia invita a spostare lo sguardo. Il punto non è quanto sia avanzata la tecnologia che produce, ma quale visione del mondo la accompagna. L’innovazione, qui, non coincide con emancipazione: può invece convivere con una tendenza a ridimensionare lo spazio democratico, a privilegiare soluzioni verticali, a immaginare società sempre più selettive. La formula del modernismo reazionario serve proprio a tenere insieme questi due movimenti: corsa in avanti sul piano tecnico, arretramento sul piano politico. Non è una contraddizione da risolvere, ma una configurazione che si ripresenta con sempre maggiore frequenza.
Scommettere sulla realtà: il caso Polymarket
Il futuro, sempre più spesso, non viene soltanto immaginato o discusso: viene scambiato. È quanto emerge da questa analisi su Polymarket e i mercati predittivi, dove la previsione assume la forma di una posizione economica. La probabilità diventa prezzo, e il giudizio sul domani si traduce in un investimento. Questo passaggio modifica profondamente il terreno: non si tratta più solo di interpretare segnali, ma di entrare in una dinamica competitiva in cui capitale e informazione pesano in modo decisivo.
Meta e i minori: una contraddizione strutturale
Il rapporto tra piattaforme digitali e utenti più giovani mette a nudo una tensione difficile da aggirare, come mostra questa critica al modello di Meta. La crescita economica dell’azienda dipende dal tempo che gli utenti trascorrono sulle piattaforme: più attenzione significa più valore. Quando però questo meccanismo coinvolge i minori, emerge con chiarezza lo scarto tra incentivo e tutela.
L’Anticristo secondo Slavoj Žižek
La figura dell’Anticristo, riletta in questa riflessione di Žižek, perde ogni tratto spettacolare e diventa qualcosa di molto più familiare. Più che una riflessione astratta, il testo di Žižek prende corpo attorno a una figura precisa, quella di Peter Thiel, che diventa il punto attraverso cui interrogare una certa visione del rapporto tra tecnologia e politica: l’idea che il progresso tecnico possa procedere meglio al di fuori dei vincoli democratici, o addirittura contro di essi. Thiel non è solo un caso individuale, ma il segnale di una linea di pensiero che attraversa una parte significativa dell’élite tecnologica.
L’IA come alibi: il caso dell’attacco in Iran
La mattina del primo giorno dell’Operazione Epic Fury, il 28 febbraio 2026, le forze americane hanno colpito la scuola Shajareh Tayyebeh a Minab, nell’Iran meridionale, centrando l’edificio almeno due volte durante l’orario delle lezioni. Sono rimaste uccise tra le 175 e le 180 persone, perlopiù bambine tra i sette e i dodici anni. Tra i titoli dei media ha dominato la narrazione che i sistemi di intelligenza artificiale, ormai fondamentali nelle operazioni di guerra, fossero impazziti. Ma quei sistemi non hanno avuto nulla a che vedere con la scelta del bersaglio, come spiega il Guardian. A portarci a questa atrocità sono state invece decisioni prese da esseri umani, nel corso di molti anni.


