Reagire al velleitarismo #198
IA, armi e sorveglianza, l'apocalisse di Peter Thiel, Epstein files e complottismo, e le altre notizie.
IA, armi autonome e limiti al potere militare
In L’IA che dice no ad armi autonome Fabio Sabatini racconta un caso emblematico del rapporto sempre più complesso tra tecnologia, potere politico e industria militare. Un’azienda di intelligenza artificiale ha infatti rifiutato di autorizzare l’uso dei propri modelli per sistemi di armi autonome, opponendosi alla possibilità che decisioni letali vengano delegate alle macchine. L’episodio mostra come il dibattito sull’IA militare non sia più solo teorico: oggi riguarda scelte concrete su chi debba fissare i limiti dell’innovazione, se gli Stati o le stesse aziende che sviluppano queste tecnologie.
IA e sorveglianza interna negli Stati Uniti
Un’altra prospettiva emerge dall’analisi di MIT Technology Review Italia, Il Pentagono può sorvegliare i cittadini americani con l’IA?, che esamina il quadro normativo entro cui il Dipartimento della Difesa può utilizzare sistemi di intelligenza artificiale per raccogliere e analizzare dati. Le tecnologie di analisi automatica rendono oggi possibile trattare enormi quantità di informazioni, e questo amplia la capacità di sorveglianza delle agenzie statunitensi. Il problema è che la legislazione esistente contiene già eccezioni che permettono alcune attività di raccolta dati anche su cittadini americani in specifiche operazioni di sicurezza nazionale, creando una zona grigia che l’IA rischia di rendere ancora più estesa.
La visione politica di Peter Thiel
Due articoli usciti su Jacobin Italia e Il Manifesto aiutano a comprendere la visione politica del miliardario tecnologico Peter Thiel, figura sempre più influente nell’intreccio tra Silicon Valley e nuova destra americana. In La geopolitica apocalittica di Peter Thiel viene ricostruita una lettura del mondo che interpreta i conflitti globali come uno scontro tra civiltà e sistemi di potere tecnologico. A questa visione si collega l’analisi proposta dal Manifesto in Peter Thiel, il nuovo mondo degli oligarchi oltre la democrazia, che descrive un progetto politico in cui la democrazia liberale appare sempre più inefficiente rispetto a forme di potere concentrate nelle mani di élite economiche e tecnologiche. Insieme, i due testi mostrano come l’influenza di Thiel non riguardi soltanto il mondo delle startup ma contribuisca a ridefinire immaginari politici e strategie di potere nella destra contemporanea.
Gli “Epstein files” e la politica americana
Nella seconda puntata della sua inchiesta su Internazionale, Epstein files, Trump e il grande racconto della cospirazione, Wu Ming 1 ricostruisce il modo in cui lo scandalo legato al finanziere Jeffrey Epstein continua a influenzare la politica americana. L’autore mostra come documenti, testimonianze e narrazioni sul caso vengano continuamente reinterpretati e riutilizzati nello scontro politico, contribuendo a costruire un immaginario complottista in cui il caso Epstein diventa simbolo della corruzione delle élite e strumento di mobilitazione.
Il lato oscuro dell’alta cucina
Un’inchiesta del New York Times su Noma, il ristorante di René Redzepi al centro di nuove accuse di abusi, riporta al centro dell’attenzione il tema delle condizioni di lavoro nell’alta ristorazione. Attraverso le testimonianze di ex collaboratori e stagisti, l’articolo descrive un ambiente segnato da pressioni estreme, gerarchie molto rigide e comportamenti umilianti che per anni sono stati tollerati nel nome dell’eccellenza gastronomica. Il caso riapre una discussione più ampia sul modello culturale che domina nelle cucine dei ristoranti più prestigiosi del mondo.


