Reagire al velleitarismo #197
Epstein e teorie del complotto, ipnosi algoritmica, disinformazione russa e le altre notizie.
L’ipnosi algoritmica non è una metafora + il caso Moltbook
Nella sua newsletter Eugenio Iorio parla di ipnosi algoritmica per descrivere qualcosa che va oltre la semplice personalizzazione dei contenuti. La tesi è che l’intelligenza artificiale integrata nei feed non si limita a suggerire: anticipa comportamenti, rafforza convinzioni, riduce l’attrito cognitivo.
La vera trasformazione non è nel singolo contenuto fuorviante, ma nell’ambiente. Quando l’ecosistema informativo è modellato su misura, diventa invisibile la selezione a monte. Non vediamo più ciò che non ci viene mostrato.
La questione non è tecnica. È politica e culturale: serve una alfabetizzazione algoritmica che renda visibile l’infrastruttura, non solo il contenuto.
Parla anche del caso di Moltbook, un social network popolato solo da agenti AI.
Epstein, QAnon e la costruzione del sospetto permanente
Le ricostruzioni di Valigia Blu, l’analisi di Wu Ming 1 su Internazionale (prima puntata) e l’approfondimento pubblicato su Complotti! mostrano come il caso Epstein sia diventato molto più di un fatto giudiziario: è una piattaforma narrativa modulare.
Il meccanismo è sofisticato. Un evento reale, documentato e gravissimo, con zone d’ombra e relazioni di potere opache, diventa il punto di innesco per una costruzione simbolica più ampia. Gli “Epstein files” vengono ciclicamente rilanciati, reinterpretati, inseriti dentro una trama totalizzante che parla di élite segrete, pedofilia sistemica, controllo occulto delle istituzioni.
QAnon funziona come architettura narrativa aperta: ogni nuovo frammento può essere incorporato senza che la struttura perda coerenza interna. Anzi, le smentite vengono riassorbite come prova ulteriore del complotto. Non è la verità fattuale a tenere insieme la comunità, ma la dinamica identitaria del “noi contro loro”.
Il punto cruciale è che questa narrazione non vive ai margini. Si alimenta di algoritmi che premiano l’engagement emotivo e si intreccia con reti politiche organizzate. Il complotto non è solo credenza: è infrastruttura relazionale, collante comunitario, leva di mobilitazione.
L’influenza come erosione della fiducia
Il report di NewsGuard sulla campagna russa Storm-1516 descrive un modello ormai consolidato: siti pseudo-giornalistici, amplificazione coordinata sui social, contaminazione con temi divisivi locali.
Non si tratta di convincere le opinioni pubbliche di una tesi specifica. L’obiettivo è più sottile: aumentare il rumore, rendere indistinguibile il vero dal falso, indebolire la fiducia nelle istituzioni e nei media.
La disinformazione non è più solo propaganda. È strategia di saturazione.
L’AI e la nuova geografia del lavoro
L’analisi di The Atlantic sull’economia dell’AI invita a uscire dal binomio “sostituzione sì/sostituzione no”. L’intelligenza artificiale non elimina semplicemente posti di lavoro: ridisegna le catene del valore, automatizza compiti intermedi, aumenta la produttività di chi integra gli strumenti e accentua la distanza tra chi controlla l’infrastruttura e chi la utilizza.
La questione decisiva non è se l’AI distruggerà lavoro, ma chi catturerà il valore prodotto dall’automazione cognitiva. Senza politiche redistributive e investimenti in competenze, la polarizzazione è il rischio più concreto.


